L’adesso digitale

Starbucks. Qualche anno fa ero in Germania per un conferenza, una di quelle conferenze che durano tutto il giorno, dalla mattina presto alla sera tardi. Al termine della conferenza, ogni sera, il mio primo pensiero era di andare alla ricerca dello Starbucks più vicino, o di un McDonalds, o di qualsiasi altro locale, ma non per mangiare o per bere. Avevo bisogno di una connessione a Internet e dovevo ricaricare i miei dispositivi. Non ero l’unico. Molta gente faceva lo stesso. A pensarci bene Starbucks è nata proprio per soddisfare questa esigenza, per offrire un posto alternativo, che non fosse il lavoro o casa, per passare del tempo, bere caffè, fare quattro chiacchiere e per avere collegamento wifi gratuito. Geniale.


Ossessione di essere collegati. Sentivo il bisogno di rimanere connesso. Una giornata senza internet era come saltare la colazione la mattina, e il pranzo poi. Arrivi la sera affamato, non solo di cibo, ma anche di connessione. E come me tante altre persone. Ripensandoci credo proprio che i dispositivi e la connessione contano come il cibo e un posto dove passare del tempo. Ed proprio il tempo che a farne le spese. L’invasione digitale che abbiamo subito negli ultimi anni lo ha alterato completamente. La tecnologia ha alterato il flusso del tempo, e degli avvenimenti. Nel profondo. E’ penetrata nella nostra identità. A pensarci bene, nel suo insieme la vita si è allungata, ma la sua unità di misura, i momenti, si è accorciata. I nostri apparecchi ci permettono di fermare il momento. In realtà lo frammentano. Quello che per noi è il presente sarebbe più giusto chiamarlo l’Adesso Digitale, come lo definisce la scrittrice indiana Abha Dawesar. L’adesso digitale è la percezione sbagliata che abbiamo del presente. Pensiamo di fermare i momenti con una fotografia fatta direttamente dal nostro smartphone, crediamo di condividere un’emozione su un diario virtuale come Facebook. Ma qual è il risultato di tutto questo?


Archivi. Abbiamo una gran quantità di dati che potrebbero riassumere in una manciata di secondi le nostre vite. E poi abbiamo bisogno di computer sempre più potenti per archiviare tutto. Cosa deriva da tutto questo? Il tempo si è deformato e con esso anche la percezione che ne abbiamo. Nel mondo digitale il tempo non scorre come nel mondo reale. Nel mondo digitale abbiamo raggiunto l’eternità apparente. Tutti i nostri ricordi sono tutti lì, archiviati (e ammassati) in un hard disk o viandanti, chissà dove, per la rete. Basta scorrere tra le cartelle del computer per rivivere un compleanno di nostra madre. O accedere allo storico dei nostri tweet per scoprire cosa pensavamo in passato. In qualsiasi momento. E ci sentiamo persi quando smarriamo questi archivi o c’è lì portano via, persi in un passato che sembra essersi scordato di noi. Internet fa lo stesso. Archiviamo, ma in realtà deformiamo il tempo e spazio. Anche lo spazio non è più lo stesso. Si è accorciato. In un’istante posso avere notizie su qualsiasi paese del mondo con un app sul mio smartphone, ovunque io mi trovi.


Il vero presente. L’adesso digitale sono proprio la raccolta di questi momenti privi di tempo e di spazio. L’adesso digitale non è il presente. E’ sempre più avanti o già indietro rispetto al presente. In realtà, l’adesso digitale è un invito a distrarci dal momento presente. Quello vero. E’ la tentazione di abbandonare quello che stiamo facendo per andare altrove e fare qualcos’altro. Siamo per strada e c’è un libro che ci piace? Lo compriamo, gli scattiamo la foto e lo condividiamo con i nostri amici su Facebook o Twitter. Poi saliamo sul bus che ci porta a casa e cerchiamo sullo smartphone altri libri come quello che abbiamo appena acquistato. E cerchiamo sui social network altre persone che leggono gli stessi libri, scopriamo chi sono e ci incuriosiamo delle loro vite. Tutto online, vivendo nel mondo digitale. La sfida ormai sta nel vivere in due mondi paralleli e quasi simultanei. Ma l’adesso digitale è lontano dal presente. Anzi. E’ in diretta competizione. L’adesso digitale non potrà mai sostituire le sensazioni legate al momento, perché sono solo una raccolta di momenti statici. E mentre siamo in grado di archiviare l’adesso digitale, il presente ci diventa sempre più immemorabile.


Il tempo non si può archiviare. Perché abbiamo bisogno del normale flusso del tempo, del ciclo delle stagioni, del passato così come del futuro, ma sopratutto del momento presente. Le nostre emozioni codificano il tempo. Il tempo in sé è un’emozione. Ce ne accorgiamo quando a volte minuti sono un’eternità e quando invece ore passano come un battito di ciglia. Abbiamo nostalgia o rimorso del passato, speranza o timore per il futuro. Prova ad archiviare anche questo. E che dire di quelle sensazioni come quando si riabbraccia una persona cara che non vediamo da molto tempo. E ancora, di quel momento eterno che c’è prima di un bacio. No, queste sensazioni non possiamo archiviarle. Non possiamo colmare il divario tra quello che percepiamo e quel che misuriamo. Queste sensazioni possiamo solo viverle e lasciarle andare, nel momento in cui vanno vissute. Nel presente, ma quello reale. Perché il presente racchiude il passato ed è una promessa per il futuro. Diamo al presente l’attenzione, perché l’attenzione che diamo è il vero tempo che scorre. E così, da quello Starbucks, concludo dicendo che la tecnologia è innovazione solo se vissuta con creatività, da piloti e non da passeggeri. Basta frammentare la nostre vite.


Torniamo al comando. Rallentiamo, se necessario.

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Ingegnere informatico, imprenditore digitale ed esperto di marketing online. Insegno a "inaspettati" imprenditori come mettere in piedi il proprio progetto e farlo partire online e generare profitti già nelle prime settimane.

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