Innova, innova, innova

Per sopravvivere è essenziale innovare. Al cuore di tutto c’è l’innovazione. Il mondo è veloce. Non rallenta. Rallentano coloro i quali non seguono il passo, che conservano il vecchio per paura del nuovo. Eppure il cambiamento è l’agente più rivoluzionario che ci sia: non puoi opporti al cambiamento. Fa parte della natura. Puoi scegliere come relazionarti, ma non puoi opporti. Accogliamolo con entusiasmo anziché con paura. Lasciamo da parte le aspettative e facciamo spazio all’errore.

James Dyson, designer e imprenditore di successo, ne aveva fatto una ragione di vita. E’ diventato famoso per aver inventato il primo aspirapolvere senza sacchetto. Thomas Edison, passato alla storia come l’inventore della lampadina, ha fondato a Menlo Park il primo laboratorio di ricerca e innovazione tecnologica. Loro sapevano come innovare. Ma perché è così difficile innovare e solo in pochi ci riescono? Da sempre ci hanno insegnato a fare le cose come si deve. Ecco il primo ostacolo. La società cerca la gratificazione immediata e non premia la visione di lungo periodo. Per sbagliare, provare e ritentare ci vuole una visione, un progetto e il tempo. E soldi. Dyson viveva a carico della moglie insegnante mentre devolveva tutte le sue finanze a sostenere il progetto che inseguiva da tempo: realizzare un aspirapolvere pratico. Solo al 5127° tentativo Dyson realizzava una versione funzionante del suo aspirapolvere senza sacchetto. Ha sbagliato 5126 volte, ma ogni volta imparava qualcosa. E’ solo così che è arrivato alla soluzione. Ma ci sono voluti altri 15 anni per poter lanciare sul mercato il primo prototipo che portava il suo nome: Dyson Dual Cyclone. Era il 1986. Solo molti anni più tardi, nel 2005, la Dyson Dual Cyclone divenne leader del mercato. Dyson non parlava di idee, ma di prototipi. E poi provava e riprovava.


Le sole idee non bastano.

"E’ questione di fare la cosa sbagliata, più che pensarla. Se vuoi scoprire qualcosa che glia altri non hanno ancora scoperto, devi fare le cose nel modo sbagliato. Inizia a sbagliare facendo qualcosa di molto stupido, impensabile, cattivo, pericoloso. Osservando ciò che non funziona puoi trovarti su una strada completamente diversa"

Parafrasando il suo discorso, è meglio un’azione imperfetta che un’inazione perfetta. E il duro lavoro, alla fine, lo ha premiato. Lui non parlava di teorie, costruiva prototipi, uno dopo l’altro, fino ad ottenere il risultato desiderato. E spesso quello che accade è che le soluzioni che trovi lungo il viaggio sono dove non penseresti mai di cercarle.

"Quando l’ispirazione arriverà, mi troverà dipingendo" - Pablo Picasso

La storia di Dyson è tutta qui? Certo che no. L’innovazione e gli errori sono la sua vita. Proprio quando insieme al suo team stavano lavorando ad un progetto completamente diverso da quello che poi hanno realizzato, ecco un’altra innovazione. Si trattava dell’asciugamani elettrico ad aria fredda in grado di asciugare le mani in 10 secondi con un risparmio dell’80% di energia elettrica. Oggi si trovano molti modelli come questi in circolazione. Com’è nato questo progetto? Da una serie di prove ed errori che riguardavano un altro prodotto.


Quali sono gli ingredienti per innovare? Osservare la realtà con occhi diversi da quelli con cui siamo abituati a guardare. Il mondo è pieno di problemi da risolvere. Qualunque business, attività o prodotto rivoluzionario nasce per risolvere un problema. Gli imprenditori sono nel business della distribuzione dei problemi e ringraziano Dio che la Terra ne sia piena. Quindi avere una visione, un progetto da realizzare. E poi perseverare. Solo con una visione a lungo termine si possono realizzare grandi imprese. “Rome Wasn’t Built In A Day” recita il titolo di una canzone dei Morcheeba. “Sono qui per costruire qualcosa sul lungo periodo. Tutto il resto è una distrazione” dice saggiamente Mark Zuckerberg, padre di Facebook. Cosa c’è dietro il perseverare e il tenere duro? La passione.

"Ogni giorno avevo voglia di arrendermi. Tanta gente si arrende quando sembra che il mondo sia contro di loro, ma è proprio per questo che devi darci dentro un po’ di più" - James Dyson

Solo realizzando prodotti e servizi migliori, andando contro anche lo status quo e il buon senso comune si arricchisce la vita delle persone. E poi le proprie tasche. Ma quello è solo il risultato finale. La realizzazione esteriore parte sempre da un’intuizione interiore. Il Kaizen, o miglioramento continuo: ecco l’x-factor delle aziende di successo. Proprio oggi, 17 settembre, scompare all’eta di 100 anni Eiji Toyoda, ingegnere della casa automobilistica Toyota. E il miglioramento continuo fu il suo credo. Quando entrò a far parte del team alla fine degli anni ’30, per primo imitavano modelli di riferimento, chi era più avanti, come la Ford che in quei tempi dettava le regole del settore. Ma subito dopo l’obiettivo era di battere il modello preso a riferimento. Infrangere le regole. Ed ecco che entra in gioco il credo: miglioramenti continui e costanti dei processi aziendali. Ed ecco che l’allora sconosciuta Toyoda Automatic Loom Works (fondata da suo cugino Kiichiro Toyoda) diventava quella che noi conosciamo oggi come Toyota.


La capacità di innovare ha a che fare con la leadership. E non deve essere una prerogativa delle aziende, piuttosto una caratteristica individuale. Dopo tutto innovare è il solo modo per lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato, seppur in piccolo. “Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero...”


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